Esperienze 19 (inviate da Roberta)  robgio@tiscalinet.it

 

Salve, invio delle mie esperienze personali avute tra il 1996 e il 1997, in
pratica le prime. Successivamente ce ne sono state altre ma non l'ho
scritte, poi pian piano ho un po' perso interesse e infine dalla nascita di
mia figlia (2001) zero assoluto, non è successo più nulla. Non ho mai fatto
tecniche ne penso che sia giusto forzare e manipolare le nostre energie dato
che non si può mai sapere cosa può succedere. Tutto deve essere spontaneo e
naturale perché per uscire dal corpo si accendono dei veri e propri motori e
il nostro organismo ha bisogno di una mole enorme di energia, se si è
debilitati per lo stress o una malattia è meglio non forzare la mano. Il
nostro corpo può deperirsi velocemente e il nostro cervello può risentirne
gravemente. Non sono poi tanto rari fenomeni di dissociazione mentale in
seguito a pratiche intensive di questo tipo. E' solo un consiglio ma
pensateci.
Ciao a tutti. Roberta


Esperienze di uscita dal corpo

28/05/1996
Ero andata a letto molto stanca e con il desiderio di addormentarmi subito
ma non appena cadevo nel primo sonno il mio corpo si irrigidiva e il mio
respiro si bloccava spontaneamente. Per al meno mezzora ho lottato contro
questa cosa e, anche se ero troppo stanca per angosciarmi, già mi immaginavo
tracheotomizzata in ospedale. Nello stesso tempo sentivo dei rumori nelle
orecchie, come degli urletti e uno strano vociare. Dopo appunto circa
mezzora questa cosa ha preso il sopravvento su di me e come niente mi sono
ritrovata ad uscire lentamente fuori dal corpo fisico. Ero in posizione
seduta con le braccia protese in avanti e le palme delle mani una di fronte
all'altra. Sapevo di essere rimasta nella stanza forse con il bacino ancora
attaccato al corpo e con le gambe che probabilmente attraversavano il
materasso ma non sentivo né vedevo nulla di materiale intorno me.
Galleggiavo leggera in uno spazio vuoto che di fronte a me era inondato da
una luce rossa, più buia ai margini estremi del mio campo visivo. Al centro
proprio di fronte a me cera un volto, anch'esso rosso come la luce. Vedevo
anche le mie mani e i miei polsi erano legati da delle sottili manette
argentate. Erano fatte di due fini braccialetti legati insieme da una
catenella che io subito ho provato a rompere per liberarmene. Ma non c'era
niente da fare, era talmente resistente che ho dovuto rinunciarvi. Allora ho
provato a congiungere le mani palmo contro palmo, per sentire al tatto la
consistenza di questo nuovo corpo e per accertarmi anche se "lì" esistesse
ancora la sensazione del tatto. Ho sentito le mie mani liscissime e di una
consistenza particolare. Nel frattempo il volto di fronte a me mi guardava.
Era completamente rosso come fatto delle stessa luce che lo avvolgeva. I
suoi lineamenti sembravano disegnati, ridotti agli elementi essenziali che
erano perlopiù grosse ciocche di capelli, sopracciglia, baffi e barba, il
tutto molto deformato in senso orizzontale. Gli occhi, il naso e la bocca si
intuivano tra le ciocche. Mi guardava con un'aria tra il serio e l'ironico e
non sapevo se potevo fidarmi, ma finché rimaneva lì immobile limitandosi ad
osservarmi non mi sentivo in pericolo. Ad un certo punto però ho visto che
sotto al volto c'erano anche le mani, più piccole in proporzione e che si
muovevano lentamente. In quel momento, pensando alle mie legate, ho sentito
assalirmi da un senso di impotenza e di paura e velocemente sono ritornata
nel corpo. Sono rimasta immobile ancora per un po' pensando a quello che era
successo. Mi rendevo conto che avevo vissuto un'esperienza su cui spesso
avevo fantasticato e che mentre accadeva avevo cercato di fare di tutto per
prolungare il più possibile, sapendo che nel momento in cui fosse
sopraggiunta la paura sarebbe svanito tutto. Per molti mesi forse sono
vissuta nella speranza che riaccadesse ma ero cosciente che non sarebbe
dipeso da me.

Agosto 1996
Sempre mentre cercavo di addormentarmi ho sentito uscire fuori solo il
braccio sinistro allungarsi all'indietro di alcuni metri e alzare
violentemente la serranda della portafinestra della camera. Giorgio (mio
marito) stava dormendo ma in quel momento lo sentii dire qualcosa nel sonno
come se il rumore improvviso lo avesse infastidito. Al che riabbassai
lentamente la serranda cercando di fare meno rumore e il braccio rientrò nel
corpo. Prima di riuscire di nuovo a muovermi sentivo Giorgio che continuava
a parlare nel sonno ma non riuscivo a capirlo e avevo la sensazione di
udirlo con altre orecchie come se stessi ascoltando i suoi sogni. Quando
sono riuscita a girarmi niente sembrava essersi spostato, Giorgio dormiva
tranquillo e ho pensato che il tutto doveva essersi svolto in una realtà
diversa da quella fisica.



11/04/1997
Era mattina Giorgio era già uscito e io mi ero rimessa a letto perché non mi
sentivo bene. Quasi subito, non mi ero ancora addormentata, ho sentito la
testa frizzare come una bevanda effervescente e sdoppiarsi. Ho subito
realizzato cosa stava succedendo e ho cercato di fare il possibile per non
frenare l'evolversi degli eventi. Mi sono ritrovata in un vuoto buio e per
prima cosa ho osservato il mio corpo: era trasparente con dei riflessi blu o
azzurri, ma la cosa di principale importanza per me era che stavolta non
avevo le mani legate e potevo liberamente librarmi nello spazio e provare l'
insolita ebbrezza della totale assenza di gravità, dello spostarsi con il
solo pensiero, della leggerezza del volo, che avevo solo appena assaggiato
nella prima esperienza. In quel momento volevo unicamente sfruttare l'
occasione per provare a spostarmi nello spazio, assaporare fino all'ultimo
un mondo di sensazioni del tutto nuove, come una bambina alle prese con un
nuovo giocattolo. Per prima cosa ho pensato di andare a trovare Giorgio per
poi chiedergli una verifica di quanto avevo visto. Dal buio si è cominciata
a diradare di fronte a me l'immagine della classe, in cui all'inizio ho
fatto un po' fatica a entrare, ma poi mi sono ritrovata lì in mezzo a loro.
Era un'aula piuttosto ampia con dei grandi tavoli bianchi, le sedie e con
delle lampade a braccio nere una per ogni posto. Giorgio e altri erano in
piedi accanto ad un alto carrello porta proiettore o qualcosa del genere.
Sembrava un momento di pausa e vedevo Giorgio scherzare con una ragazza con
i capelli lunghi un po' mossi e chiari. Nella realtà però non ci sono
ragazze nel corso che sta facendo, per cui in quel momento ho pensato di non
trovarmi lì veramente. Tuttavia anche se il luogo in cui mi trovavo poteva
essere una mia invenzione le sensazioni che provavo erano talmente reali che
valeva le pena viverle. Volavo qua e là sopra e tra di loro, mi divertivo a
passare attraverso cose e persone, provavo a toccarli per vedere se qualcuno
poteva accorgersi di me o almeno se provassero una qualche sensazione. C'è
solo uno di loro che ad un certo punto guarda in alto nella mia direzione
stringendo un po' gli occhi ma senza riuscire a vedermi. Poi stufa di stare
lì ho deciso di andare a casa di mia sorella. Mi sono ritrovata di nuovo
nello spazio buio e poi da lì sono entrata in una nuova immagine che si
apriva davanti a me. Non era però la casa di mia sorella ma la cameretta di
una bambina che non avevo mai visto prima. Era un'allegra stanzetta con
mobili bassi colorati. Sulle pareti erano attaccate tante sagome di legno
raffiguranti Topolino e Minnie, ognuna in una posizione diversa a creare
nell'insieme una sequenza in movimento lungo tutte e quattro le pareti. C'
era una luce bassa e calda come di una abat-jour e ad un certo momento ho
visto anche la bambina passarmi davanti e uscire dalla stanza. Avrà avuto
tre o quattro anni e penso stesse chiamando la madre ma i suoni erano
ovattati e appena percepibili. Poi ho deciso di andarmene attraversando un
muro. Anche se potevo passare attraverso la materia solida avevo comunque la
sensazione di attraversare qualcosa, a differenza dell'esperienza di un anno
prima in cui invece non ne avevo alcuna percezione. Comunque, una volta
attraversato il muro, mi sono ritrovata direttamente in dei bagni pubblici,
dove, non trovando chiaramente niente di interessante, non sono rimasta più
di tanto. In generale andavo molto veloce e più che stare attenta a ciò che
vedevo, ero attratta da ciò che potevo provare per cui volevo continuamente
cambiare luogo e provare cose diverse. Mi sono ritrovata poi in un bell'
edificio forse un museo. Scendevo per le scale volando e ad un pianerottolo
c'era un basso tavolo celeste, credo di porcellana traforato come un
centrino. Sembrava un oggetto cinese e mi fermo a toccarlo. A questo punto
comincio ad accorgermi di non riuscire più tanto a passare attraverso gli
oggetti volendo potevo anche farlo ma era più faticoso, come se fossi
stanca. Non so se a questo punto o subito prima di entrare nel museo sono
tornata nello spazio buio e ho provato a toccare il mio corpo. Lo sentivo
tutto indolenzito soprattutto in prossimità delle spirali energetiche, che
erano dolenti come dei lividi; all'altezza del cuore poi, la mia mano è
affondata come in un liquido e con un battito improvviso ho visto il cuore
guizzare fuori per un attimo. Per tutta l'esperienza poi non ho mai perso
completamente la sensazione di avere anche un corpo fisico: il respiro è
stato sempre presente, era corto e rilassato ma sentivo che non avrei potuto
fare un respiro profondo perché mi faceva male tutto il torace. In certi
momenti potevo sentire il mio corpo dolente e irrigidito anche se non c'era
una vera e propria sensazione di paralisi ma più di intorpidimento. Sentivo
anche chiaramente i miei occhi e sapevo che se volevo potevo uscire da tutto
questo solo aprendo le palpebre. Tornando alla scena del museo, stavo
scendendo le scale e in senso contrario al mio salivano delle persone. Non
sembravano vedermi ma io cominciavo ad avere la sensazione di urtarle e
nello stesso tempo mi sentivo stanca e non più tanto leggera. Piuttosto mi
sembrava di appesantirmi e di rimbalzare come un palloncino sgonfio.
Comunque alla fine delle scale si usciva in uno spazio all'aperto. Subito mi
sono trovata di fronte una grande nave visibilmente finta. Era azzurra e un
pennacchio di fumo violetto usciva dalla ciminiera. Era montata su una
struttura che la faceva muovere simulando il movimento delle onde del mare.
Subito ho pensato al film di Fellini "La nave va" e di trovarmi a Cinecittà.
Tante barche più piccole, tipo scialuppe, venivano spinte ritmicamente da
degli uomini, in modo da far cozzare le loro prue contro una fiancata della
nave. C'erano altre cose lì intorno, dei macchinari, forse anche delle
giostre, ma a quel punto mi sono sentita troppo stanca per continuare e sono
tornata. La sensazione che ho avuto, una volta riaperti gli occhi e dopo
aver visto che era passata almeno mezz'ora, era che non fossi stata in
nessun posto reale, almeno non del mondo materiale e che tutto quello che
avevo provato fosse stato il frutto di un diverso stato di coscienza.

30/04/1997
Questa è stata un'esperienza un po' diversa dalle altre; le sensazioni erano
le stesse ma tutto sembrava più faticoso. Sono rimasta sempre nello spazio
buio senza riuscire ad andare da nessuna parte e la sensazione era di essere
comunque dentro casa. Non vedevo il mio corpo astrale ma quello fisico,
volare e muoversi per aria, e solo in certi momenti, in cui mi vedevo anche
vestita diversamente. Sentivo dolori e stanchezza dappertutto ero confusa e
nello stesso tempo leggera e felice. Ad un certo punto mi sono ritrovata in
un tunnel di rettangoli molto lunghi in senso orizzontale alla fine del
quale si apriva nel buio come una piccola finestra quadrata in cui c'era l'
immagine fissa, come fotografata di un volto che mi guardava severo. Poi è
iniziata tutta una serie di salti in aria entrando e uscendo dal corpo
velocemente. Sembrava di stare su un tappeto elastico invisibile e
intangibile. Vedevo in certi momenti il mio corpo supino muoversi sul letto
salire e scendere vertiginosamente e fare ampi gesti con le braccia e le
gambe. Poi ho sentito molto chiaramente Giorgio rientrare in casa. L'ho
sentito aprire la porta con le chiavi camminare nel corridoio e canticchiare
piano. Era così reale che ho pensato che fossero già le due del pomeriggio e
mi spaventava l'idea che fossi stata tutta la mattina in quelle condizioni.
Intanto continuavo a saltare come se non potessi controllarmi e ho visto
dall'alto l'orologio sul comodino: erano circa le dieci e mezza eppure
Giorgio era dentro casa, lo sentivo chiaramente. L'ho sentito entrare
silenziosamente in camera e l'ho visto girare intorno al letto. Mi chiedevo
se lui poteva vedere quello che mi stava succedendo, cosa avrebbe pensato a
vedermi in una condizione così strana e speravo che capisse e non mi
disturbasse. Poi mi si è avvicinato in silenzio e mi ha dato un lieve bacio
sul collo all'altezza della gola. Ho capito allora che non aveva intenzione
di distogliermi da quello che stavo provando. Poi mi sono sentita sempre più
stanca e sono rientrata. Riaperti gli occhi sono rimasta per un po' di tempo
immobile ancora convinta che Giorgio fosse effettivamente in casa e mi sono
sorpresa quando ho realizzato che non era così. Avevo tutti i muscoli
indolenziti e doloranti e un po' di mal di testa che è continuato latente
tutto il giorno e anche il giorno dopo.

10/05/1997
Mi ero appena messa a letto e non credo che mi fossi già addormentata
completamente, quando mi sono ritrovata in cucina a lavare i piatti. Mi sono
accorta che dovevo essere uscita fuori dal corpo per il fatto che provavo le
stesse sensazioni che ho provato altre volte anche recentemente ma vedevo
intorno a me che le cose non erano esattamente come sono nella realtà.
Qualcosa nell'arredamento era diverso e c'erano degli oggetti in più. Le
stesse cose che stavo lavando erano dei contenitori di plastica bianchi che
non ho in realtà. Forse è cominciato come sogno e poi sono diventata
cosciente della dimensione onirica che stavo vivendo. Però a quel punto ho
pensato cosa ci stavo a fare lì di notte a lavare i piatti invece di dormire
e subito ho provato una sensazione molto forte e difficile da descrivere.
Sembrava come di stare sotto una forte pressione a centinaia di metri sott'
acqua con una sensazione di schiacciamento ma allo stesso tempo anche di
espansione. Era una sensazione piacevole e dolorosa al tempo stesso con un
dolore al torace e allo stomaco e la testa leggera. Sentivo di avere le
orecchie otturate, ovattate, come se appunto mi trovassi sotto una pressione
molto forte. Mentre all'inizio ero eretta di fronte al lavello pian piano
sono finita in posizione seduta a gambe incrociate vicino al pavimento. Mi
sentivo completamente rigida, con l'asse del corpo inclinato verso destra e
le braccia per aria in una strana posizione. In quel momento pensavo a come
potevo reggermi in equilibrio, ma il mio corpo non aveva peso e non poteva
cadere. Poi sono tornata in camera da Giorgio volando per il corridoio ma
senza passare attraverso i muri come avevo sperimentato altre volte.
Arrivata in camera ho avuto anche qui la sensazione che ci fosse un
arredamento un po' diverso e più oggetti in giro. Giorgio era sul letto
leggermente sospeso per aria con le gambe e le braccia oblique verso l'alto
e come vibranti. Ho pensato che stesse per uscire anche lui e allora gli ho
preso una mano e l'ho tirato fuori. Ci siamo ritrovati entrambi a
galleggiare per aria vicino al soffitto, ci siamo abbracciati e abbiamo
cominciato a baciarci. Ma all'improvviso e nello stesso istante qualcosa ci
ha riattratto verso i nostri corpi. Io ho riaperto gli occhi ma Giorgio
dormiva profondamente e non so se abbiamo veramente condiviso questa cosa
oppure no. Comunque la mattina dopo lui non ricordava nulla.

06/01/1997 - Fenomenologia
Dopo una meditazione priva di particolari degni di nota, mi sono addormentata. Dopo forse neanche dieci minuti sono stata svegliata bruscamente dallo scoppio di un petardo nel giardino sotto casa. Dopodiché non sono riuscita a riprendere sonno. Dopo circa un'oretta di insonnia mi sono improvvisamente ritrovata in preda a delle forti scosse elettriche che mi percorrevano tutta la schiena, salivano alla testa e alle braccia e scendevano giù fino alle gambe. Erano lunghe scosse dolorose e paralizzanti che bloccavano anche il respiro e durante le quali avevo l'impressione di avere gli avambracci alzati con le palme delle mani rivolte l'una verso l'altra. Il dolore maggiore era lungo la schiena, specialmente le zone lombare e cervicale, la testa e il viso. Ogni scossa poteva durare forse una decina di secondi e durante le brevi pause tra una e l'altra avevo l'impressione di poter ricominciare a respirare ma non sempre facevo in tempo. Ero sicuramente ad occhi chiusi e la stanza era al buio ma ad ogni scossa vedevo un bagliore che illuminava la camera. Vedevo l'armadio di fronte a me, davanti al quale vedevo via via sovrapporsi altri mobili. Prima un'angoliera bianca nell'angolo, poi altri mobili bassi, sempre bianchi. Ad ogni scossa quindi vedevo apparire nuovi pezzi del mobilio finché non mi sono ritrovata in una stanza completamente diversa dalla mia e tutta illuminata. Io ero nel letto vicino a Giorgio che dormiva ma anche il letto era diverso e di fronte a me c'erano i mobili che prima vedevo sovrapporsi al mio armadio. Nella stanza c'era anche mia madre tutta indaffarata a sistemare delle cose dentro dei cassetti. Parlava con me ma non ricordo cosa dicesse forse mi faceva la lista delle cose che doveva fare durante la giornata come se volesse coinvolgermi, ma comunque non sembrava accorgersi del mio stato paralizzante. Poi riesco ad alzarmi dal letto e subito Giorgio, continuando a dormire, si sposta sul mio lato mettendosi in ginocchio con la fronte sul materasso. Io ancora seduta sul bordo del letto cerco di spingerlo dalla sua parte. Poi mi alzo e mi metto a rimboccare le coperte ai piedi del letto. Mia madre è ancora lì indaffarata e mi dà le spalle, poi mi sembra che mi dirigo verso i mobili di fronte al letto e forse lì c'è anche una porta ma a questo punto penso di essere ritornata in me con la certezza di non aver dormito ma di aver vissuto il tutto da sveglia. Ero ancora paralizzata soprattutto dallo spavento e sentivo una sensazione di freddo che scorreva dalla testa alla nuca. Il tutto sarà durato circa una decina di minuti.

16/07/1997
"...ieri volevo andarmene, mi sono messa a letto, ho chiuso gli occhi e
volutamente sono entrata in una condizione di uscita dal corpo. Ho
cominciato a volare velocemente dritto davanti a me nel buio più assoluto,
per evadere, per perdermi lontano, per allontanarmi e andare oltre, sempre
più lontano. Nella corsa vedevo delle complesse figure geometriche, che non
saprei descrivere, sfrecciarmi intorno e poi in fondo, lontanissimo, la
macchia viola che stavolta era di un colore più vicino al fucsia (la vedo
spesso ad occhi chiusi durante una meditazione all'altezza del terzo
occhio). Sembrava una nebulosa che cambiava forma, ma era lontana e non
riuscivo ad avvicinarmici, pur volando velocissima in avanti non riuscivo a
raggiungerla. Poi all'improvviso uno strattone, un dolore fortissimo tra lo
sterno e l'ombelico, un dolore paralizzante da spezzare il respiro. Più
tentavo di avvicinarmi alla nebulosa e più il dolore era forte. Ho cercato
di toccarmi, di calmare il dolore con la mano (astrale) ma questa è
affondata dentro. Era come se al posto dello stomaco avessi una voragine, un
enorme buco e il dolore aumentava a tal punto che sono stata costretta a
riproiettarmi all'indietro nel mio corpo, nel mio letto."